Poteva una fervente sostenitrice della pausa caffè, non chiedersi quali siano le sue origini? No, certo che no. Ho ricostruito per te la storia del coffee break.

Tempo di lettura: caffè lungo Caffè

Ma che bello quando lavori e decidi di staccare, finalmente, per concederti una pausa caffè!

La citazione del titolo “è coffee break, signori!” arriva dalla serie TV Boris, e da quando l’ho sentita enunciare solennemente per la prima volta dai colleghi in ufficio, mi viene in mente ogniqualvolta mi accingo a staccare dai miei task per dedicarmi al rito più bello del mondo.

La pausa dal lavoro in Italia è sancita per legge: si ha diritto ad almeno 10 minuti di riposo se l’orario di lavoro è dalle 6 ore in su (art. 8 del D.lgs. 66/2003); pausa che, in Italia come in diverse parti del mondo, si traduce in un caffè e magari qualche chiacchiera per alleggerire la testa.

Curiosa di conoscere quando e perché si è diffusa questa usanza, ho consultato diverse fonti online sia in italiano che in inglese, e quella che segue è una ricostruzione cronologica degli avvenimenti nel mondo che sono passati alla storia per aver messo l’accento sull’importanza e sulla modalità di fruizione della pausa caffè.

Quali sono quindi le sue – a tratti fumose – origini? Torniamo indietro di qualche anno!

Fine 1800. Stoughton, Wisconsin: una prima traccia storica della pausa caffè

Come puoi leggere sul sito Visit Stoughton, si narra che gli immigrati norvegesi arrivarono a Stoughton “attratti dalla disponibilità di lavoro nella fabbrica di carri TG Mandt”. Osmund Gunderson, proprietario di magazzini del tabacco, sperimentava una carenza di manodopera in fase di raccolta; così, dato che le mogli dei lavoratori della TG Mandt vivevano nei pressi della sua attività, propose loro di aiutarlo nella selezione del tabacco. La risposta fu affermativa, a patto di poter fare due pause giornaliere per occuparsi della faccende di casa e, con l’occasione, sorseggiare un caffè caldo.

Sai che a Stoughton, ogni anno, si tiene il Festival del Coffee Break? 🙂

1901. In Italia nasce la macchina per l’espresso

Luigi Bezzera, ingegnere milanese, brevetta la prima macchina per caffè espresso con funzionamento a vapore. Il termine ‘espresso’ è nuovo, e parla di velocità; infatti, pare che l’inventore fosse mosso dal desiderio che i suoi dipendenti consumassero più velocemente la loro bevanda.

1902. Buffalo, NY: la pausa caffè diventa un benefit sul lavoro

L’azienda Barcalo Manufacturing offre il caffè ai propri dipendenti per concedergli un momento di relax e renderli al contempo più produttivi; alcune fonti parlano di 15 minuti, forse anche due volte al giorno. La pausa caffè diventa parte integrante della giornata lavorativa.

1940. Denver, Colorado: la pausa caffè per aumentare la produttività

Questa porzione della storia della pausa caffè ha luogo in una fabbrica di cravatte, la Los Wigwam Weavers. Allo scoppiare della Seconda guerra mondiale, l’azienda visse un calo della forza lavoro maschile, così, dopo aver tentato di rimpinguare l’organico assumendo uomini più anziani non arruolati, puntò sulle donne (alcune fonti affermano che fossero di mezza età o anziane).

La loro produttività calava con il passare delle ore. Furono le dipendenti stesse a suggerire che con due pause caffè o tè da 10/15 minuti sarebbero state più produttive e veloci, e pare che funzionò.

La pausa caffè diventò obbligatoria, ma anche non retribuita, motivo per il quale l’azienda finì in tribunale dove un giudice stabilì che le pause caffè dovessero essere retribuite, in quanto positive per il buon andamento della produzione.

1952. Il termine “coffee break” diventa popolare

Il merito fu di una campagna pubblicitaria del Pan-American Coffee Bureau, il cui slogan recitava: “Give yourself a Coffee-break!” (concediti una pausa caffè).

L’investimento fu massiccio: 2 milioni di dollari tra annunci radio e stampa.

1963. Italia: arriva il distributore automatico di caffè

50 lire per un caffè, direttamente all’interno del luogo di lavoro: è la piccola rivoluzione dell’azienda Faema, che costruì una macchina di dimensioni adatte ad ambienti contenuti come gli uffici.

1964. USA: il quasi sciopero per il diritto alla pausa caffè

Può la richiesta della pausa caffè divenire così incalzante da minacciare uno sciopero dei lavoratori? Sì, ed è quello che accadde tra la United Auto Workers – sindacato statunitense – e i “Big Three” Chrysler, Ford e General Motors.

La pausa caffè, ormai largamente presente negli stabilimenti produttivi di tutto il mondo, negli Stati Uniti non era contemplata. Secondo il Time, ben 74.000 lavoratori di Chrysler erano pronti a lasciare il posto di lavoro, quando l’azienda ha accettato di concedere loro una pausa caffè giornaliera di 12 minuti.

1968. Italia: cambia il concetto di “pausa”

Da quell’anno, nei distributori automatici è possibile trovare gli snack, oltre al caffè. Ma soprattutto, il ’68 fu un anno di scombussolamenti interni al mondo del lavoro, che toccarono anche il tema del diritto al riposo durante il servizio, reclamato a gran voce dai movimenti operai.

Si chiede un cambio di visione della pausa: da tempo sottratto al lavoro, a un necessario momento di ricreazione e socialità.


Il mio racconto a tappe sulla storia della pausa caffè termina, senza farlo apposta, ponendo l’accento sull’importanza della pausa, che per noi italiani va spesso di pari passo col caffè, ma che soddisfa bisogni e assume significati differenti da Paese a Paese.

C’è chi la fa per staccare, chi per ricaricarsi e chi per socializzare. E chi, come me, per ritrovarsi in una gestualità quasi contemplativa 🙂

E tu fai la pausa caffè? Per quali motivi? Alla prossima tazz… ehm, al prossimo articolo!


Foto di Kirill Averianov da Pixabay

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