Nel 2018 faceva l’operaio ed era insoddisfatto. Oggi Luigi Nigro è un freelance esperto in Digital Marketing e promuove la slow life, uno stile di vita che coniuga con equilibrio lavoro e tempo libero, in accordo con i propri ritmi, valori e inclinazioni.
Tempo di lettura: caffè lungo ![]()
31enne originario della Basilicata, vive a Las Palmas lavorando come Web Designer e Content Creator.
Non immaginarlo come il cliché del nomade digitale fronte mare; la sua è una narrazione cruda, realistica e concreta di come sia possibile passare da una vita fast, in cui si rincorrono RAL, obiettivi e job title senza chiedersi se ciò abbia un senso, a una vita slow, in cui il lavoro è una parte della propria giornata e i soldi un mezzo per vivere serenamente.
Più di 1500 clienti hanno acquistato uno dei suoi servizi o prodotti digitali; tra i più importanti, la Masterclass sui caroselli Instagram, un corso di Web Design, e Disciplina Finanziaria, il corso per riappropriarsi di un sano rapporto col denaro e porre le basi per l’indipendenza.
Ma come arriva a questa inversione di rotta? La versione lunga la trovi in “Pane & Slow Life”, il suo podcast; in breve, lascia il lavoro per studiare Marketing all’università e inizia a creare contenuti online per condividere ciò che impara. Dopo la laurea si scontra con una serie di colloqui lavorativi deludenti e decide, nel 2021, di aprire Partita Iva e scommettere su se stesso al fine di creare quelle condizioni professionali e personali a cui ambisce.
Nel frattempo, la sua comunicazione aveva dato vita a una consistente e affezionata community, con cui ancora oggi intavola dibattiti pungenti sul tema del lavoro al fine di stimolare riflessioni e cambiamenti.
Mettiti comodo: inizia il nostro viaggio nella slow life culture.

Partiamo dalla diagnosi: come riconoscere se siamo i protagonisti ignari di una vita fast che non ci rappresenta?
Senti di avere il controllo sulla tua vita? Se la risposta è sì, allora molto probabilmente stai vivendo slow; se è no, molto probabilmente stai vivendo fast.
Per ‘controllo’ intendo: stai facendo le cose che stai facendo perché le vuoi fare o perché sei in uno stato di necessità o ti viene imposto?
Secondo te esistono persone soddisfatte in questo tipo di vita o è solo un’illusione?
Sì. Non voglio che passi il messaggio che la slow life sia un modello di vita universalmente valido a cui tutti devono ambire. C’è chi ha bisogno dell’adrenalina della fast life; per esempio, un amico che ha provato qualche settimana di vita slow alle Canarie mi ha detto che è stato bello rilassarsi ma non riuscirebbe a vivere a quel ritmo.
Quindi c’è chi è sereno anche con uno stile di vita fast, se consapevolmente si sveglia presto la mattina per andare a lavorare o sta 12 ore in ufficio perché gli piace quello che fa: vive slow anche se in front-end è fast.
Cosa blocca una persona conscia di un disequilibrio vita-lavoro dal provare a migliorare la propria condizione?
Tanto deriva dal tipo di cultura all’interno della quale siamo cresciuti e dal tipo di educazione che riceviamo. Per la cultura in cui viviamo, chi vuole lavorare poco è pigro, chi si sveglia tardi la mattina non ha voglia di fare niente, chi guadagna assai probabilmente truffa la gente, mentre la capacità di lavorare tanto è vista come una virtù. Ma a che cosa stai lavorando?
Perché lavorare tanto ad un progetto che ti porterà dei risultati a lungo termine va bene; lavorare tanto perché qualcuno ti dice che spaccarsi la schiena è giusto, è un dogma, e lo stai facendo in nome di un’ideologia che ti hanno inculcato per, probabilmente, tenere basso il costo della manodopera e rendere legale quella che prima era definita ‘schiavitù’.
Oggi in tanti sono schiavi, ma di quello che hanno in testa, perché la differenza tra essere uno schiavo ed essere uno stracanovista è semplicemente psicologica: mentre lo schiavo è costretto a lavorare tanto, lo stacanovista è programmato per quello. Allo schiavo viene dato il contentino del “bravo lavoratore”, ma alla fine che ti torna indietro se rientri a casa ogni giorno stressato e stanco e non hai voglia né tempo di fare niente?
Questo può andar bene all’inizio, quando devi fare esperienza e costruirti un nome, però a un certo punto dovresti rallentare; ciò che succede è che ci si promette di farlo una volta raggiunta una determinata condizione, ma quando arriva non si è soddisfatti e ci si fissa un altro traguardo, dimenticando che il fine della vita fast è vivere slow.
Dici spesso che il passaggio da una vita fast a una vita slow presuppone la creazione di alternative, quindi non è un salto nel vuoto. Nella tua storia personale, quali sono state le alternative al lavoro in fabbrica che hai individuato e sviluppato?
Non è che per vivere slow devi creare alternative, ma che quando hai alternative è molto più facile vivere slow. A volte quando hai alternative diventa anche molto più facile vivere fast, perché vuoi fare tutto e cogliere ogni opportunità. Il punto è che avere più opzioni ti mette nella condizione di poter scegliere l’opzione più slow. Se hai una sola skill, devi sottostare alle leggi di un mercato che è più probabile che sfrutti la tua condizione di necessità per pagarti di meno.
Quando ho lasciato il mio lavoro in fabbrica, la prima alternativa è stata la mia famiglia che mi ha supportato e garantito la possibilità di studiare, che a sua volta mi ha aperto altre porte; dipendere economicamente dai miei genitori mi pesava, quindi parallelamente un’altra opzione è stata creare qualcosa di mio, come la community.
Ho capito che avere una sola skill è rischioso e può portare a uno stato di necessità, quindi è bene aprirsi più strade.
Che ruolo e significato ha il sacrificio in questo processo, considerando che molte persone, per un periodo, dovranno tenere in piedi il lavoro attuale mentre costruiscono il loro progetto di vita slow?
La parola ‘sacrificio’ è stata caricata di un significato disfunzionale, associandola a ciò che fai e non al perché lo fai.
Sacrificarsi va bene, ma quando cesseranno questi sacrifici? E quando potrai trarne i benefici?
Questo è un nodo culturale in cui la persona accetta il significato di ‘sacrificio’ che gli è sempre stato dato e non si chiede perché debba fare sacrifici e se ne abbia voglia.
Quindi, il significato proprio del sacrificio consiste nel sapere dove si sta andando, nel rinunciare a qualcosa adesso per avere di più domani.
È stato un sacrificio per te intraprendere questo cambiamento?
In realtà no, era la strada meno dolorosa: per me era molto più doloroso continuare a lavorare in fabbrica a quelle condizioni piuttosto che provare a costruire.
Avrei accettato anche di provarci e fallire, ma non sarei mai voluto arrivare sul letto di morte con la consapevolezza di non averci nemmeno provato.
Spesso sono i soldi a bloccarci dall’intraprendere nuove strade; abbiamo due spiccioli da parte, rate a non finire, consumiamo più del necessario… Dal punto di vista finanziario, quali sono i primi passi da compiere per svincolarsi dalla fast life?
Il primo passo da compiere è costruirsi quello che io chiamo “fondo indipendenza”, ovvero una somma che ti permetta di campare almeno tra i 3 e i 12 mesi senza lavoro, garantendoti di ritardare lo stato di necessità. Se vuoi lasciare il lavoro, lo perdi o devi affrontare un imprevisto, il fondo ti mette in una condizione di relax mentale in cui tot mesi sono finanziati dallo stesso.
Facciamo un confronto: definisci il tuo concetto di ‘carriera’ e di ‘successo’ quando facevi l’operaio e oggi che vivi la vita che fa per te.
Oggi il mio concetto di ‘carriera’ è costruire un business che mi garantisca la possibilità di prendere almeno 180 giorni di ferie all’anno. Il concetto di ‘successo’ lo identifico in quanto tempo libero ho a disposizione, inteso come il tempo che dedico alle cose che voglio fare, non che devo.
Quando lavoravo in fabbrica, il mio concetto di carriera consisteva nella scalata della gerarchia aziendale; vedevo colleghi che ci riuscivano, ma per quello status un po’ più importante lavoravano di più e avevano più responsabilità. Allora dicevo: “Beati loro, sono dei grandi”, oggi dico: “Ma siete matti?”.
Quindi non ti sentivi di successo, quando facevi l’operaio?
No, però sentivo di avere una buona posizione, perché per il contesto in cui ho vissuto fino a quando avevo 25 anni, quella era la massima ambizione per le persone, nel mio paesino.
Infatti, quando venni assunto in FIAT pensai: “È fatta, sono sistemato per la vita”; quelli erano i valori che mi erano stati instillati e che non avevo mai avuto il coraggio di mettere in discussione.
Hai parlato di valori, quindi ci colleghiamo bene a questa domanda. Penso che individuare i valori che ci muovono possa aiutarci a delineare una vita più adatta a noi; quali potrebbero essere i 3 valori che guidano la vita fast e quelli che guidano la vita slow?
Per la vita fast: status, soldi e mole di impegni.
Invece i valori che guidano la vita slow sono autonomia, qualità della vita e consapevolezza.
Il burn-out è comunemente associato al vivere di corsa. Si rischia il burn-out anche all’interno di una vita slow? E se sì, perché succede?
Certo che si rischia: succede nel momento in cui non trovi significato in quello che fai ogni giorno. Anche questa situazione di insoddisfazione in uno stato di maggiore rilassamento, se protratta nel tempo, diventa deleteria per la salute mentale.
Immagina, per esempio, il ricco di famiglia che non ha bisogno di lavorare e non sa che cosa fare della sua vita: quella è una sfaccettatura di burn-out, associato all’eccessivo carico di noia.
Devi convincere a rallentare una persona che vive fast, portando una sola e convincente motivazione: quale sarebbe?
Lo scopo della mia comunicazione non è convincere chi vive fast a vivere slow, faccio sensibilizzazione; se però dovessi trovarmi nella situazione di convincere qualcuno, gli chiederei: “Se le persone che ti vogliono bene, domani dovessero avere bisogno di te, e tu non avessi tempo da dedicargli, come ti sentiresti?”.
Il mio valore principale è l’autonomia, e questo sarebbe un grandissimo fallimento.
La motivazione sono quindi le cose che per te sono importanti nella vita, e risiede nell’essere coerente con le proprie priorità.

Ti interessa il tema della slow life? Allora vai sul sito di Luigi Nigro ed esplora i suoi contenuti!